giovedì 24 settembre 2009

Tre testi inediti sul blog di A. Spagnuolo

Ringrazio Antonio Spagnuolo per la pubblicazione di tre testi inediti sul suo blog (http://poetrydream.splinder.com/) che vi invito a visitare (PROPOSTA N° 144).
Li ripropongo anche qui.




Genetica

Ho voglia di svegliarmi
e stare sveglio per sei giorni.

E in sei giorni non ho scritto niente,
il settimo mi sono riposato.

Ma qui oggi c’è abbastanza
di cui essere felici:
basta X per diventare Y.

Quello che non abbiamo,
quello a cui rinunceremo
per ottenerlo.

Le scarpe nuove,
offrire un posto da sedere.

Oppure questo, il tredicesimo verso,
il quattordicesimo adesso.



Le bagnanti

Ogni volta
che esci dalla vasca
giochiamo
ad io sono tuo
e tu sei mia

ed ogni volta troviamo
un nuovo neo
sulle tue labbra
o accanto ad altri
sulla schiena

come stelle
di cui vorrei
sapere i nomi,
come numeri
dai dadi.



Euridice

Oggi che il mondo è nostro,
che il giorno è dei ciechi,
sto nascosto sebbene
nessuno mi cerchi.

Ma se in silenzio ti seguo
per un brevissimo tratto
tu fa’ finta di niente
perché se adesso ti volti
per scoprire chi sono

potrei non tornare.




Giovanni Catalano

(Inediti, da “L’amico di Wigner”)

domenica 13 settembre 2009

Il tempo dei poeti


Omaggio a P.


Per essere poeti,

bisogna avere molto tempo.

Non c’è niente da fare.


Il tempo della strada.

Ad esempio il corpo,

tutto intero.


Non c’è niente di simile

eppure - vedi - deve esistere

(deve realmente esistere,

perché lui esista).


Immaginate

cosa avrei scritto

se invece di restare a dormire

mi fossi alzato

a scrivere la lista

di tutte le cose da fare

e da non fare prima

e dopo di morire.


Non era niente in confronto.

È uscito di casa

un mattino, a digiuno.

Avevano deciso

di farlo fuori.


Mancava ormai da mesi,

dicevano che lui

non fosse più lo stesso.

Che forse l’uccisero.


E a lungo andare

daranno tutto per scontato.

Una sorpresa dietro l’altra.

Ma oggi - guarda -

un ragazzo come ero io

ti ferma e chiede indicazioni.

Non è molto in linea d’aria,

non è molto un uomo

con una gamba sola,

la gola bucata.


Gli passo accanto

e senza guardarlo. Tiro dritto.

Con la forza dell’abitudine,

disperata. Mi distraggo,

poi vedremo. A cose fatte.



Mentre uno parla

e per partito preso

l’altro aspetta di parlare,

l’idea che abbiamo

sempre avuto.


Abbiamo trovato

una pietra da sollevare,

un passaggio al limite.


Apprendere così

a tenere da parte per dopo

tutto questo,

per qualcos’altro.





Inedito, per PaviArt Poetry Festival 2009.