giovedì 24 settembre 2009
Tre testi inediti sul blog di A. Spagnuolo
Li ripropongo anche qui.
Genetica
Ho voglia di svegliarmi
e stare sveglio per sei giorni.
E in sei giorni non ho scritto niente,
il settimo mi sono riposato.
Ma qui oggi c’è abbastanza
di cui essere felici:
basta X per diventare Y.
Quello che non abbiamo,
quello a cui rinunceremo
per ottenerlo.
Le scarpe nuove,
offrire un posto da sedere.
Oppure questo, il tredicesimo verso,
il quattordicesimo adesso.
Le bagnanti
Ogni volta
che esci dalla vasca
giochiamo
ad io sono tuo
e tu sei mia
ed ogni volta troviamo
un nuovo neo
sulle tue labbra
o accanto ad altri
sulla schiena
come stelle
di cui vorrei
sapere i nomi,
come numeri
dai dadi.
Euridice
Oggi che il mondo è nostro,
che il giorno è dei ciechi,
sto nascosto sebbene
nessuno mi cerchi.
Ma se in silenzio ti seguo
per un brevissimo tratto
tu fa’ finta di niente
perché se adesso ti volti
per scoprire chi sono
potrei non tornare.
Giovanni Catalano
(Inediti, da “L’amico di Wigner”)
domenica 13 settembre 2009
Il tempo dei poeti
Omaggio a P.
Per essere poeti,
bisogna avere molto tempo.
Non c’è niente da fare.
Il tempo della strada.
Ad esempio il corpo,
tutto intero.
Non c’è niente di simile
eppure - vedi - deve esistere
(deve realmente esistere,
perché lui esista).
Immaginate
cosa avrei scritto
se invece di restare a dormire
mi fossi alzato
a scrivere la lista
di tutte le cose da fare
e da non fare prima
e dopo di morire.
Non era niente in confronto.
È uscito di casa
un mattino, a digiuno.
Avevano deciso
di farlo fuori.
Mancava ormai da mesi,
dicevano che lui
non fosse più lo stesso.
Che forse l’uccisero.
E a lungo andare
daranno tutto per scontato.
Una sorpresa dietro l’altra.
Ma oggi - guarda -
un ragazzo come ero io
ti ferma e chiede indicazioni.
Non è molto in linea d’aria,
non è molto un uomo
con una gamba sola,
la gola bucata.
Gli passo accanto
e senza guardarlo. Tiro dritto.
Con la forza dell’abitudine,
disperata. Mi distraggo,
poi vedremo. A cose fatte.
Mentre uno parla
e per partito preso
l’altro aspetta di parlare,
l’idea che abbiamo
sempre avuto.
Abbiamo trovato
una pietra da sollevare,
un passaggio al limite.
Apprendere così
a tenere da parte per dopo
tutto questo,
per qualcos’altro.
Inedito, per PaviArt Poetry Festival 2009.